Lavoro remoto, un modo per lavorare e vivere meglio.

Come usare questo articolo:

Questo articolo è strutturato in ottica di ottimizzazione, puoi inizialmente leggere anche solo parte dell’introduzione ed i titoli () che rappresentano i punti salienti. Così puoi farti velocemente un’idea se il post può interessarti e in quel caso rileggere quando hai tempo anche i dettagli.
(tempo di lettura 15 min)

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INTRODUZIONE

La mia esperienza

Lavoro da remoto ormai da 9/10 anni di cui i primi 6/7 da dipendente e ora da 3 anni sono freelance.
Il mio percorso di lavoro remoto è iniziato in una web agency nella quale ho lavorato per più di 12 anni, qui in Italia. Gli orari son sempre stati flessibili ma all’inizio ho sempre lavorato in agenzia. Quindi dopo più o meno 5 anni ho preso coraggio e ho chiesto al mio responsabile se fosse fattibile che 1/2 giorni a settimana provassi a gestirmeli da me. Devo dire che non ho dovuto neanche insistere troppo, c’era già comunque una buona fiducia reciproca costruita nel tempo. Da lì ho iniziato un percorso che  pian piano ho portato fino a interi mesi fuori ufficio.
Per vari motivi 3 anni fa decisi di licenziarmi per provare la strada da freelance.
Oggi ancora di più porto avanti questa idea lavorando al 100% o quasi in questa modalità.

Premessa

Sono più di 16 anni ormai che faccio il web developer e sono in questo campo digitale che per natura si predispone ad un discorso del genere. Non posso parlare quindi con grande competenza di altri ambiti.
Quando ho iniziato non avevo nessuno con cui condividere la cosa e quindi mi son trovato spesso un po’ sperso. Ora grazie alla diffusione dell’argomento, anche su vari gruppi e forum posso trovare esperienze più o meno comuni con cui confrontarmi.
Questo mi dà la possibilità di completare questo articolo con tutto ciò che ho appreso da questo confronto.
Partirò comunque da ciò che ho appreso dalla mia esperienza, che come detto è piuttosto consistente, sul lavoro remoto e quello che penso possa essere il valore aggiunto di questa metodologia.

Varie tipologie e interpretazioni di lavoro remoto

Quel che salta fuori da una panoramica più ampia è uno scenario veramente eterogeneo. Ci sono vari “livelli” di lavoro remoto, da chi semplicemente lavora da casa ma ad orari d’ufficio a chi invece viaggia in continuazione lavorando da ovunque ce ne sia la possibilità in orari e fusi orari disparati, con tutte le possibili sfumature nel mezzo.
Quello che cerco di fare qui è trattare gli aspetti del lavoro remoto in generale qualsiasi poi sia il contorno (che si giri il mondo o si stia sempre a casa).
Per esperienza trovo che la versione più interessante e più ricca di opportunità sia quella alla sua massima espressione ovvero lo svincolo sia dal luogo che dagli orari di lavoro,

Riguardo ai punti elencati

Ogni punto qui elencato è fortemente connesso agli altri, può derivarne o rafforzarne un aspetto. In questo caso, come in ogni caso in cui qualcosa si muove in una direzione onesta e positiva crea da sé la sua struttura innescando una sorta di circolo virtuoso.
Per lo stesso motivo non possono neanche avere una vero e proprio ordine gerarchico.
Allo stesso modo trovo che non ci sia quasi mai una vera distinzione tra chi benefici di più dei vari aspetti della cosa, se il lavoratore o l’azienda. Alla fine credo che ciò che da valore all’uno non faccia che creare un beneficio anche per l’altro.

I PUNTI SALIENTI

 Limitare o annullare gli spostamenti  per raggiungere il luogo di lavoro

Questo aspetto direi che è il più immediato che viene in mente.
Anche limitassimo qui la questione gli aspetti positivi sono molteplici:

  • minor tempo perso che quindi rimane a disposizione per altro;
  • risparmio economico;
  • meno stress;
  • impatto positivo sull’ambiente;
  • possibilità di vivere in luoghi più congeniali.

Per quanto riguarda il risparmio economico è dato chiaramente in sé dallo svincolarsi dall’obbligo di possedere mezzi propri e dall’uso degli stessi ma anche da altri fattori come il poter scegliere la propria residenza anche in luoghi meno costosi (per es. si può lavorare per una azienda che ha sede in una grande città vivendo altrove).

 Limitare o annullare l’obbligo di lavorare ad orari prestabiliti

Questo aspetto anche porta, ovviamente dove possibile applicarlo, a innumerevoli benefici. Si potrebbero scrivere varie pagine anche solo su questo aspetto a mio parere, visto che ciò che comporta in un certo senso rivoluziona il lavoro e la vita di chi ne è coinvolto.
Per accennare solo alcuni dei benefici:

  • possibilità di gestire il proprio tempo;
  • possibilità di avere più tempo;
  • meno bisogno di doversi assentare dal lavoro;
  • più responsabilizzazione;
  • spostamento dell’importanza sui task e non sulle ore;
  • più organizzazione;
  • mancata necessità di supervisione;
  • reale monitoraggio della produttività;
  • etc.

Volendo cercare di dare un ordine a questi punti si potrebbe dire che questo come il punto precedente sono un po’ i padri di tutti i punti successivi.

 Migliore qualità della vita

Già di per sé l’aspetto economico credo sia molto interessante ma per fortuna come si evince dal resto che ne consegue c’è anche di più in termini di qualità della vita.
Avere più tempo può voler dire tante cose, come più tempo per famiglia, tempo libero, formazione etc. ma comunque sia non lo si può pensare che come qualcosa di universalmente positivo.
Allo stesso modo il minor stress dato dal fatto sia di non dover affrontare il traffico ma sia anche di poter lavorare in un ambiente familiare con tutto ciò che può portare, nonché il fatto di poter vivere in luoghi più salutari e comunque che si preferiscono per vari altri motivi.
Insomma come scrivevo nell’introduzione, già qui pare evidente come già solo il fatto di non essere vincolati ad un luogo di lavoro liberi una serie di opportunità per migliorare la propria  vita.
Se poi parliamo anche di svincolarsi da orari direi che non facciamo altro che aumentare gli aspetti positivi.

 Maggiore motivazione

Il lavoratore è da un lato maggiormente coinvolto nel proprio lavoro, sia in termini di organizzazione sia nel fatto di sentire l’attività che svolge ogni giorno come più sua e quindi meno astratta o alienata da sé e dall’altro ha un motivo in più per essere produttivo, cioè il fatto di mantenere questo positivo stato di cose.
Oltre a tutto ciò che è stato elencato sopra, ovvero essere più rilassato e più felice.

 Più tempo vuol dire anche più tempo per la formazione

Il che è legato sia al tempo risparmiato negli spostamenti, che alla motivazione, nonchè alle risorse dell’azienda che risparmiando su altro potrebbe investire su questo.

 Maggiore produttività

Il benessere, la motivazione, la vita migliore e tutto il resto non possono che portare ovviamente ad una maggiore produttività. Questo pare che pian piano venga recepito anche in più luoghi e ambienti lavorativi che non siano solo i nuovi ambienti digitali americani.
C’è un ulteriore aspetto molto importante che ho notato in questi anni avere un notevole impatto sulla produttività, ovvero il fatto di poter variare la propria giornata. Non ha un impatto solo in termini di qualità della vita ma lo ha anche sulla qualità delle proprie ore spese a lavorare.
La concentrazione di una persona credo vada rinnovata molto spesso e comunque è impensabile che una persona possa essere concentrata per 8 ore consecutive o quasi. Il risultato di questo è che quando si lavora.. o meglio si è a lavoro per 8 ore consecutive non si produce per 8 ore ma molto meno. Credo che questo sia innegabile. E non è certo la pausa caffè che risolve la situazione.
Lavorando invece a blocchi di ore, o comunque come uno si trova più produttivo, ma comunque intervallando con altro, nelle ore lavorate la concentrazione  è sempre al massimo, in quelle ore si diventa una machina da guerra.

 Giornata più varia equivale ad un potere maggiore di risoluzione dei problemi

Questa potrebbe essere anche una continuazione della precedente, ma mi premeva darle rilievo.
Quando nel corso della giornata dal tuo blocco lavorativo passi ad un’altra attività in realtà non smetti del tutto di lavorare ma la tua mente spesso continua ad elaborare ciò di cui si stava occupando prima, ma senza il tuo accanimento. Ne consegue che molto tempo che avresti speso incastrato mentalmente su qualcosa l’hai passato a far altro e quello ti ha aiutato a trovare la soluzione che cercavi.
Io posso dire di aver risolto più problemi di lavoro portando fuori il cane o facendomi la pasta che stando davanti al mac a pensare.
Si parla sempre di problem solving, bene, questo è un ottimo modo per innescarlo.

 Maggiore organizzazione dei progetti e delle aziende

Uno dei più grossi problemi da sempre credo di poter dire sia l’organizzazione dei progetti e a volte delle aziende nel loro complesso. Una metodologia totalmente svincolata da luoghi e orari come quella qui prospettata, costringe ad una organizzazione vera ed efficace e porta ad una ottimizzazione globale. Forza sia a tenere traccia di tutti i task da svolgere che a creare una vera organizzazione di progetto e team. Il tutto dà la possibilità di avere costantemente una buona visione dei progetti e addirittura dei singoli task in qualsiasi momento. Soprattutto in aziende completamente distribuite in cui si lavora anche su fusi orari differenti (un esempio molto interessante che ho conosciuto ultimamente è quello di Automattic l’azienda che sta dietro a wordpress.com).

 Spostamento di parte del carico organizzativo e di responsabilità sul lavoratore

Questa nuova organizzazione porta di per sé anche il lavoratore stesso a dover gestire il proprio tempo e le proprie attività oltre a dover comunicare in modo efficace. Si possono usare vari strumenti nell’ottica di creare todo list, report etc.
Questo da un lato scarica il project manager e il datore di lavoro dal fare micromanagement e supervisione, dall’altro rende il lavoratore più responsabile di se stesso e dei propri task. Rimanendo poi tutto sempre scritto (processi, avanzamenti, problemi etc.) ritorniamo al fatto di avere una migliore organizzazione globale.
Ovvio questo può essere fatto solo da un buon professionista, ma la questione di lavorare con persone fidate dovrebbe andare al di là del fatto che il lavoro sia remoto o “tradizionale”.

 Il lavoro e la produttività diventano realmente monitorabili

Ciò è vero con una vera organizzazione. Quello che fa appunto una gestione di lavoro in remoto e/o distribuita è far comprendere la vera necessità di una buona organizzazione.
Una volta che questa viene realizzata e tutto è  tracciabile la produttività e i processi diventano più facilmente monitorabili e tutto rimane consultabile anche per esempio per la valutazione di progetti futuri.

 Buon impatto sul lavoro in team

A cascata, questa organizzazione virtuosa sia sul progetto che sul task porta a rendere più chiaro tutto con buone ripercussioni sul lavoro di squadra.
Oltre il fatto che su lavori che richiedono concentrazione continua riduce le interruzioni e distrazioni. Per mia esperienza quando comunque lavoravo in agenzia spesso con i colleghi durante lo sviluppo si comunicava in maniera scritta asincrona (skype, mail etc.) giusto perché tutti eravamo consci che interrompere il collega magari impegnato nel risolvere qualcosa poteva essere una perdita di tempo per entrambi. Per lo stesso motivo spesso ci si isolava dall’ambiente circostante con musica in cuffia per poter evitare distrazioni che avrebbero reso la risoluzione di un task impossibile.
Inoltre se un nuovo membro deve entrare in un progetto o subentrare a qualcun altro il processo sarà reso più snello dall’aver tutto definito e scritto.
Ovviamente sul lato umano possono esserci delle mancanze, ma basta averne la volontà e ci sono molti modi e strumenti per poter ovviare a questa questione.

 Non avere delle limitazioni date dal territorio per la scelta dei collaboratori

Quando una azienda  cerca una competenza ha un bacino a cui attingere che è infinitamente più grande, quindi può facilmente trovare la figura che corrisponde esattamente  a ciò che stava cercando.

 Abbattimento dei costi delle infrastrutture

Questo è più evidente in aziende completamente distribuite tipo Automatic che citavo prima, ma credo che in maniera minore possa essere valido a vari livelli anche per altre.

 Ciclo produttivo continuo

Anche qui, sicuramente è più vero per aziende completamente distribuite con lavoratori su diversi fusi orari, ma anche a livelli differenti per aziende più contenute in termini territoriali, anche se sullo stesso fuso orario le operazioni possono essere asincrone e quindi su un ciclo più continuo sull’intera giornata.
Per esempio a me spesso capita di preferire il gestire determinati task la sera.

PRESUPPOSTI

Nulla è perfetto

Ovviamente non è tutto perfetto, ma come qualsiasi cosa presenta varie criticità,  ma se fatto nel modo giusto porta con sé vari aspetti positivi, con un peso non indifferente.
Sicuramente non è adatto a tutti sia in termini di tipologie di lavoro ma anche  e soprattutto in termini di cultura e predisposizione mentale. Richiede ovviamente una mentalità più aperta e più “imprenditoriale” sia dal datore di lavoro sia dal collaboratore.
Sottende inoltre delle competenze più complete anche a livello organizzativo oltre ovviamente una fiducia di fondo tra le parti in questione. Ma anche questo aspetto credo debba esserci a prescindere dal fatto che il lavoro sia svolto in maniera remota o meno, altrimenti direi che il rapporto non può comunque funzionare.

CONCLUSIONE

Credo che dal momento che si trova una strada che possa portare a miglioramenti andrebbe esplorata e perseguita. Soprattutto visto che qui si parla di due aspetti molto importanti che sono poi il nostro lavoro e la qualità della nostra vita.
Siamo tutti molto diversi e non è una soluzione universale, ma come non lo è neanche lo stato attuale/tradizionale delle cose.
Una cosa però che ci accomuna tutti, ovunque si sia nati, qualsiasi siano le nostre personalità, è il fatto di voler esser felici e al meglio delle nostre potenzialità, per poter svolgere le nostre attività con motivazione, per dare ed essere il meglio di noi stessi.
Per me e per molte persone ormai il lavoro non è più né un luogo né un orario. Di conseguenza non è neanche più una cosa negativa o che si senta come una costrizione che toglie tempo alla vita, ma è parte di essa. Posso vivere al massimo la mia vita dando il massimo nel mio lavoro.
Credo che pian piano questa sia la direzione che prenderà il mondo del lavoro.
Credo che il tempo di muovere le cose in modo più naturale e meno basate sul controllo e la costrizione stia maturando.
E’ tempo di motivazione, tempo speso bene e voglia di fare.
E’ tempo di lavorare e vivere in modo più saggio.


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7 pensieri su “Lavoro remoto, un modo per lavorare e vivere meglio.

  1. Il misi

    Bravo pimo, bell’articolo.
    secondo me dovresti scrivere un seguito per entrare nel dettaglio e dare alle aziende qualche suggerimento, in base alla tua esperienza, su come organizzarsi e come gestire il rapporto del lavoratore esterno.
    Stammi bene.

    1. pimo Autore articolo

      Grazie Misi.
      Assolutamente, spero proprio di riuscire a farlo.
      La mia speranza è proprio di riuscire pian piano a scrivere e condividere altri articoli che sviluppino questi e altri aspetti dell’argomento, per cercare di far comprendere questo modo di lavorare alle imprese e non solo, cercando di far crescere e diffondere quest’idea, anche in Italia.

  2. valerio

    Signor Icardi, la gioia con cui vive la proria vita è almeno al pari con la sua professionalità e competenza. questa libertà è indubbiamente fonte per poter svolgere al meglio anche il proprio lavoro.
    Saluti e grazie,
    valerio

    1. pimo Autore articolo

      Signor Valerio, felice di risentirla e ancora più felice di vedere come abbia compreso appieno lo spirito e il significato i questo articolo.

  3. Pingback: Lavoro remoto, un modo per lavorare e vivere meglio. | telelavoratricefelice

  4. pOL

    INTERESSANTISSIMO. QUESTO ANDREBBE CONDIVISO CON I REPONSABILI DELLE RISORSE UMANE, MA IN MOLTE REALTA’ (GRANDI E PICCOLE) E’ DIFFICILISSIMO PROPORRE QUALCOSA DI NUOVO E DIVERSO. sOLO IL RISPARMIO IN INFRASTRUTTURE VARREBBE LA PENA. IN ITALIA IL PENSIERO VA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AL RISCHIO CHE IL DIPENDENTE CHIEDA IL TELELAVORO PER “STAR IN PANCIOLLE”. TUTTE LE ALTRE VALUTAZIONI NON VENGONO FATTE. E’ UN PECCATO, PERCHè COSI SI CHE SI POTREBBE CAMBIARE IL MONDO DEL LAVORO… COME SBANDIERATO DA TANTI, MA ALL’ATTO PRATICO, FATTO DA POCHISSIMI.

    1. pimo Autore articolo

      Grazie mille Pol! Speriamo di si, che sia molto condiviso.
      Come sempre il nuovo spaventa, e soprattutto in un ambiente più chiuso come quello lavorativo è ancora più difficile.
      A mio parere dove hanno paura che il dipendente a casa non lavori, sono gli stessi che non hanno idea se effettivamente lo faccia sul luogo di lavoro. Come descrivevo il lavoro a distanza forza un monitoraggio sulla produttività, quindi una organizzazione vera ed efficace. Se tutto si basa sul “lo vedo, è seduto alla sua scrivania e quindi lavora”, direi che il problema dell’azienda in questione non è tanto se il dipendente non lavora, ma qualcosa di ben più grave.
      Se poi conti che ci sarebbero seri ritorni positivi per le aziende stesse, la contraddizione è ancora più forte.

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